TMP medio? Si… Trail dei monti pisani, percorso di lunghezza media tra i tre disponibili (corto 12 km d+730 m; il medio ovvero questo corso oggi, 21k d+1190 m ed, infine, il lungo 32 km d+ 1870 m.).

Veramente un bel percorso, anche duro fino alla cima del monte Faeta (830 m slm) che si sale percorrendo il sentiero Lavinia.

Ma veniamo alla giornata ricca di colpi scena imprevedibili.

Parto con un amico che ringrazio per le foto, dagli impianti sportivi di San Giuliano terme e ci dirigiamo verso l’inizio del single track 115 che sale ripido alla casa del Polacco. Dopo aver fatto il giro della casa o meglio dei ruderi rimasti, si prosegue sul 115 fino a passo di Dante. Un bel sentiero già corso anche con il TMP corto che si complica nel tratto in cui passa attorno al monte Michelle perché il fondo è roccioso e sassoso, insomma parecchio sconnesso ma si fa ed oggi più velocemente di quanto nn abbia mai fatto in passato.

A passo di Dante che sono circa 4km dalla nostra partenza, si prende lo 00 e saliamo sulla cima del monte Michelle e poi del monte Nicole.

Da quassù la vista è spettacolare, appena un attimo per godersela fugacememte e si scende facendo rotta su il Castagno, dove si imbocca il sentiero 117 fino a Mirteto, un paesino fantasma ormai costituito da quel che resta di una chiesa e qualche casa.

Superata la chiesa si prosegue ancora sul 117, si raggiunge la scarpa di Orlando, poi la Foce del Pennacchio. Il 117, secondo me, é un sentiero stupendo, tutto nel bosco, a tratti con qualche salita brusca ma corribile e godibile.

Abbiamo corso solo 8 dei 21 km, la salita più dura sta per arrivare e sento già un po di fatica!

Si prosegue sulla via Tobler per svoltare a sinistra e prendere il sentiero Lavinia. Altro bel single track, che sale ripido nel bosco fin alla vetta del Faeta. Qui perdo il compagno di viaggio. Preso dall’euforia allunga il passo (ne ha anche più di me, senza dubbio), non vede la deviazione per il Lavinia e prosegue per Campo Croce.

Provo a chiamarlo urlando il nome ma nn mi sente, effettivamente non era a tiro di sguardo per cui potrebbe essere così avanti da nn sentire. Gli telefono un paio di volte ma deve essere in una zona con poco o senza campo. Gli mando alcuni messaggi vocali what’s up che, effettivamente, non riceve perché hanno un solo baffo di spunta e nn due ma nn dispero, penso che appena si porta in una zona in cui ha campo, li riceva e legga. Nel frattempo passano un paio di persone a piedi ed uno in MTB e li rendo ambasciatori di un messaggio per lui. Trascorsi dieci minuti comincio a sentire il sudore che si ghiaccia sulla schiena, anche qualche brivido di freddo anche perché c’è un leggero ventarello. Di lui nessuna traccia. Decido di ripartire e così, imbocco Lavinia. Tanto non può perdersi. Quando si viaggia senza conoscere la traccia e con un compagno o in gruppo, e si è davanti, è buona regola fermarsi ad ogni bivio ed aspettare chi è dietro; in caso contrario perdersi è la regola. Questa è una regola semplice ma fondamentale.

La salita al Faeta dal Lavia è come me l’aspettavo. Un bel single track nel bosco a tratti corribile, a tratti talmente ripido che c’è da mettere le mani a terra per arrampicarsi sulle rocce. Bellissimo, veramente un bel percorso.

Arrivo sulla vetta del Faeta, è sempre un piacere essere qui, uno sguardo al panorama, un saluto ad un tizio che stava facendo colazione godendosi la visuale verso il mare, mi volto sperando di vedere spuntare il compagno di viaggio ma niente. Ed allora giù per il nonno e bisnonno, due single track praticati anche dagli amanti della MTB. Corro sciogliendomi le gambe dopo la salita impegnativa. Finalmente mi chiama al, telefono, il mio compagno di viaggio, è sul Lavinia, siamo parecchio lontani, fermarsi ad aspettare sarebbe una sosta lunga e sudato così come sono, non è fattibile. Gli dico come proseguire, non è difficile, questa discesa la conosce l’abbiamo fatta già fatta insieme qualche giorno fa.

Raggiungo finalmente la forestale, sono a 14esimo km. Lo schermo del telefono si scurisce, nn vedo più la traccia e dopo pochi secondi si spenge. Batteria out! Strano, la prima volta che mi succede una cosa del genere. L’avevo tenuto in carica tutta la notte! Che nn si sia ricaricato ed io nn abbia controllato? Poco male conosco il percorso per rientrare ma in questa modo perdo il contatto definitivamente col compagno che avrò modo di risentire solo quando sarò alla macchina. Ecco un altro importante insegnamento, la mattina verificare sempre che il telefono abbia preso il 100% della carica perché se fosse successo in una zona meno nota e non segnalata, poteva essere un problema.

Seguo la forestale, supero il passo della Conserva, arrivo e supero l’imbocco della discesa di San Pantaleone ed arrivo in prossimità di una fonte di acqua fresca che bevo molto volentieri… sgorga abbondante, che soddisfazione!

Dopo un po di discesa e qualche tornante abbandono la forestale e reimbocco lo 00 in direzione passo di Dante fino al Castagno dove lo lascio per proseguire su una forestale fino alla statua di Dante. In questo tratto arrivo al mio 18-esimo km e finisco la scorta d’acqua nel camel bag. Ormai è più che sperimentato, viaggio a 18 km al litro… Se un giorno sarò senza GPS il mio riferimento sarà quello!

Dietro la statua di Dante imbocco il single track 115, anche questo molto bello e corribile che mi porta al ristorante del foro di San Giuliano e poi nuovamente a San Giuliano dove ho lasciato l’auto. Veramente un bel giro, peccato per i “qui quo” accaduti ma sicuramente belle lezioni di cui far tesoro che condivido volentieri proprio per questo motivo e poi, per fortuna, tutto è andato bene!

Alla prossima!

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