Poggio Pelato TA

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Poggio Pelato in trail autogestito (TA) by Survival trail runners.

Questo mio desiderio di correre per boschi, lontani dai suoni cittadini, dal traffico con e grazie ai TA si sta finalmente concretizzando. Secondo me, un percorso che evolve e matura di anno in anno, approdato qua, da un paio di mesi.

Oggi sono salito, con gli amici Survival 🐗, sul monte Pelato.

Dall’uscita della superstrada a Castiglioncello, dove ci siamo ritrovati, siamo saliti sul colle per poi scendere dal sentiero denominato downhill, un single track, guidati da Alessio.

Un percorso di 8,5 km, d+ 350 m. di puro divertimento purtroppo con nebbia! Nebbia che ha rovinato la visuale dalla cima del poggio ma che ha reso più magico l’essere li e sopratutto mi ha messo voglia di tornarci per godermi con altra prospettiva (e visuale) il posto.

Tra l’altro la discesa mi ha esaltato perché tranne nel tratto più pietroso, ho cercato di concentrarmi su tutti i consigli ricevuti nei TA precedenti, ed inizio a scioglermi.

Non è male…

Il divertimento però nn è finito con la conquista del poggio pelato… Infatti, salutato qualche componente del gruppo che doveva rientrare siamo andati alla ricerca di nuovi percorsi, cominciando con quello per la miniera del Masaccio che è una delle cave abbandonate di Castiglioncello che rappresentano un
piacevole tuffo nel passato, nonché un’occasione per stare a contatto con la natura e apprezzare una parte del territorio collinare livornese ancora selvaggio. La miniera è alle pendici di poggio Pelato, tra poggio Masaccio e l’omonimo botro ed è ben nascosta nella vegetazione, che per più di cinquant’anni è cresciuta senza impedimenti. Si possono osservare i segni di quell’attività
mineraria che, per almeno 25 anni, ha animato i colli alle spalle della marina di Castiglioncello. All’uscita della
variante Aurelia a Castiglioncello , prima della biforcazione, che proseguendo a destra porta sino all’osservatorio del servizio antincendio, si arriva alla zona della “Magnesite” riconoscibile per
il colore bianco caratteristico delle rocce contenenti questo minerale.
Lungo la strada bianca sono visibili degli affioramenti di minerale biancastro. È questa la zona della vecchia miniera di magnesite del Masaccio che fu aperta nel 1914 e chiusa nel 1939. Abbiamo trovato la bocca di aereazione della miniera, le case circostanti, forse ricovero del personale o deposito di materiale, tutte inghiottire dalla vegetazione ma nn siamo riusciti ad individuare l’ingresso malgrado si sia battuta la zona palmo a palmo, scrutando ogni roccia, arbusto o galleria che incrociavamo.

Poi ci siamo diretti verso la spiaggia del Fortullino attraversando la boscaglia per single track talvolta puliti, probabilmente dai cacciatori, altre volte inghiottiti dalla vegetazione ed è stato entusiasmante farsi strada tra rami, erba e qualche arbusto spinoso; poi dopo aver attraversato un ruscello (sempre comodo per pulirsi le scarpe dal fango!) siamo giunti finalmente sul mare. Che spettacolo! Giornata nuvolosa ma calda ed il mare ha sempre il suo fascino in ogni stagione e con qualsiasi tempo.

E da qui ancora per single track in salita, in 3 o 4 km siamo tornati al punto di partenza a Castiglioncello. Una bella salita allenante, corricchiata quasi tutta, incluso uno scivolone… In tutto un giro di 18 km, d+400 di risate, corsa, foto, consigli tecnici e sana esplorazione e un bel ristoro finale con della croccante focaccina portata dal buon Anima e birra!

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Correre per sport, soprattutto per divertirsi all’aria aperta, meglio se con amici, per far gruppo, per sfidarsi, per superare i propri limiti o aiutare gli altri a farlo.

Sport sano, preferibilmente fuori da logiche merceologiche (non è semplice, le logiche del mondo attuale conducono sempre li ed il podismo è un business sempre più accattivante … ma per fortuna ci sono iniziative gratuite, sane ed inclusive come il Parkrun che invito tutti a sostenere)

CLASSIC POGGIA trail

Un bel giretto sulle colline intorno alla zona denominata Bagnetti della Puzzolente (LI), perchè un tempo c’erano le terme di acque sulfuree di cui oggi è rimasto solo la costruzione in disuso e pericolante e odore di zolfo vicino ai corsi d’acuq che si incrociano.

Abbiamo corso circa 15 Km con un  d+ 600, capitanati dal mitico 🐺 Age che conosce bene la zona.

🌳 Quindi, parcheggiato davanti le vecchie terme, ci siamo incamminati, con corsetta leggera, iniziando un bel percorso Trail non troppo difficile col quale siamo saliti sul monte La Poggia per poi scendere a villa Cristina e tornare indietro dai single track del poggio la Fontaccia🌳.

Prima volta, per me, in questi boschi di cui sono rimasto affascinato e soddisfatto per il giro fatto. Boschi in cui ho trovato tanto fango e verde ma anche qualche salita ripida che ho fatto camminando pensando se un riuscirò mai a farle correndo, tra cui la “Little Sheep” di cui avevo sentito parlare (300 m. d+ 80) con cui ci siamo arrampicati sul Poggio la Fontaccia…

E’ stata anche l’occasione per imparare un pò di cose … ad esempio che nella caccia al cinghiale ðŸ— 🐗, i cacciatori sono orientati e dovrebbero sparare in una direzione, quella della battutta, per cui se si incrociano le “sentinelle”, facendosi dire la direzione di caccia, è possibile continuare a correre mantenendosi alle spalle della battuta.

E’ stata l’occasione per toccare con mano le vie di corsa dei cinghiali, le famose cinghialaie e così calpestare la diversa consistenza del terreno che si ha dopo il loro passaggio.
È stato un bel trail entusiasmante, sempre piacevole correre e …. farsi aspettare dagli amici, ora compagni di squadra, e capire che in un trail non è importante “ammazzarsi” in salita ma anzi forse meglio meglio mantenere un passo sostenuto piuttosto che correre per poi recuperare in discesa.

Insomma, un bel giro, posti nuovi ed esperienza che entra !

Ma il momento più bello, il ristoro post corsa, ed il reintegro sali con delle belle birrette (o birette !) fresche !

Bagno di suoni

Lascia che il suono si prenda cura di te è un mio precedente articolo che avevo terminato rimandando alla prova che finalmente sono riuscito a fare.

https://pellerun.home.blog/2019/02/18/lascia-che-il-suono-si-prenda-cura-di-te/

Finalmente mi sono immerso totalmente nel bagno di suoni tibetani guidato da Fabrizio e dal suo omonimo con cui mi sono veramente rilassato, tantissimo, più di quanto immaginassi.

Luce soffusa, occhi chiusi, concentrato sul respiro è iniziata questa immersione in suoni ottenuti con campane tibetane, miscelati dai due conduttori della mattinata, lasciandomi andare totalmente ad essi. La sessione è volata, mezz’ora trascorsa velocemente lasciandomi incredibilmente riposato e rilassato.

Sinceramente non vedo l’ora di farne un’altra, da sdraiato (questa era una prova ed eravamo seduti e, se da seduti ha trasmesso sensazioni cosi forti, immagino che potenza possa avere da sdraiati) e poi provare una sessione energizzante prima di correre per caricarmi di energia e motivazione.

Grande Fabrizio, complimenti !

Per chi volesse approfondire

info@fabriziosalvetti.it

Survival trail runners

Condivido, con molto piacere, una considerazione del buon Alessandro per gli amici “Tonno“, autentico Survival trial runner, come capirete leggendo. Ci siano conosciuti al mio primo TA, in MAGONA, e mi ha aiutato a superare tutti gli ostacoli che, all’esordio in questa specialità, ho trovato. Prendendo spunto dall’ultima sfida a cui ha partecipato, la Ronda Ghibellina, Tonno ci racconta del nostro gruppo, di come lo vive e interpreta, di come lo sente. Buona lettura e avanti con i vostri commenti e la condivisione delle vostre esperienze, così come ha fatto Alessandro.

La Ronda Ghibellina mi ha fatto, scrive Alessandro, approfondire il concetto di Trail; ne ho corsi tanti e, questo, dal punto di vista sportivo mi ha dato anche una bella soddisfazione, ma oggi, non voglio entrare nei dettagli della gara quanto piuttosto soffermarmi su una parola: squadra.
Per Wikipedia Squadra “è il termine generico con cui, in ambito sportivo, si indica un gruppo di atleti che costituiscono un insieme unitario in rappresentanza di un circolo, una società o una federazione nazionale”.

Ma dietro a queste parole c’è molto di più, mi piace sottolinearlo a due anni dall’ iscrizione al gruppo dei Survival Trail Runners.
Nei Survival vengono fuori gli autentici valori che costituiscono una SQUADRA (tutto con lettere maiuscole !) a mio modo di vedere : AMICIZIA, CONDIVISIONE, LEALTÀ  E FIDUCIA  che sono i miei capisaldi.
Nel 2018 sono entrato a far parte di uno sparuto team che contava poche persone (e apprezzo tantissimo che queste persone siano ancora all’ interno della SQUADRA !).

Alle manifestazioni partecipavamo in 3/4 persone; oggi, il gruppo si è decuplicato e all’ ultima gara, a Castiglion Fiorentino, eravamo quasi 30 tra “Assassini” e “Ghibellini”, ma poco importa la distanza a cui abbiamo gareggiato.

Di strada ne è stata fatta veramente tanta grazie alla collaborazione di tutti, soci e ospiti, che hanno apprezzato il nostro lavoro di SQUADRA.
Chiudo, saluto e ringrazio per avermi letto, con una perla di saggezza di fonte anonima:
“Il lavoro di squadra è l’abilità di lavorare insieme verso una visione comune.
E’ il carburante che permette a persone comuni di ottenere risultati non comuni.
Alla fine “ La vita è uno sport di squadra
”.

Alessandro

Survival trail runners

Correre una mezza maratona internazionale?

Con piacere ospito Domenica, brillante collega, amante del podismo e parkrunner.

Oggi ci racconta la sua esperienza alla mezza maratona di Marrakech !

Ebbene sì l’emozione è stata tanta forse perché era la mia prima fuori dai confini europei, la prima in Africa laddove la partecipazione rosa delle donne locali è riservata solo alle top runners.  

Se state cercando una mezza dalle emozioni forti, con il sole che bacia anche a gennaio questa terra martoriata, i colori e gli odori che riempiono i sensi, allora non potete mancare questa esperienza a Marrakech!

Il popolo marocchino, travolto dall’entusiasmo di veder correre qualunque tipo di atleta: dal ragazzo giovane keniota che batterà di sicuro qualche record, all’anziano veterano alla sua n-esima gara, alla donna senza velo che si è conquistata la sua libertà sociale, non farà mancare il suo supporto ed entusiasmo!

Percorso quasi da autodromo, tra i più veloci al mondo sia sulla mezza che sulla maratona, pianeggiante e con poco dislivello, strade larghe e moderne costeggiate da cordoli bianco-rossi come nei migliori gp… il tutto circondato dalla cornice delle montagne dell’Atlante Africano, a dare quel tocco di magia!

Ebbene se non vi ho ancora invogliato a provare quest’esperienza aggiungete anche un tocco di folklore marocchino e ottima cucina berbera/mediterranea che soddisferà persino vegetariani e salutisti più incalliti.

La mia corsa è volata km dopo km, ristoro dopo ristoro, dove l’organizzazione non ha fatto mancare nulla e la compagnia degli amici del Club Sportivo Firenze è stata speciale… e chi l’avrebbe detto, d’altronde eravamo in Africa! 🙂

Ronda Ghibellina

Oggi con immenso piacere ospito Serena, Survival trail runners, reduce dall’esperienza del Trail della Ronda Ghibellina con cui si è consacrata Ultra Trailer che condivide la sua esperienza con tutti noi. Grazie Serena!

La Ronda Ghibellina è una gara che si svolge a Castiglion Fiorentino (AR) su vai percorsi dai 10 ai 70 km con dislivelli variabili dai 600 m. ai 3.800 m. a seconda del percorso scelto

E’ un trail dove affluisce gente da tutta Italia, dice Serena, in cui ho incontrato bergamaschi, emiliani, marchigiani, romani oltre che amici gli amici toscani con cui corro, mi alleno, mi diverto e condivido passioni e gioie di questo sport.

Tanti amici presenti alla Ronda

L’organizzazione, l’ho trovata al top, dai ristori ai servizi.

Il percorso, io ho fatto la 45 km con d+ 2.500 m., è molto bello e ti mette a dura prova. Veramente scopri i tuoi limiti e, penso, di aver avuto anche un allucinazione su una salita … vedevo una pecora … mi sono rincuorata perché non sono stata l’unica ad averla vista, anche la mia compagnia di viaggio Caterina ne ha vista una nel medesimo tratto … o eravamo veramente stanche oppure c’era veramente !

Resto piacevolmente nel dubbio anche se non ho trovato riscontro dagli altri partecipanti !

Veramente un gran bel percorso

Con questa gara ho imparato una cosa fondamentale: i “ciuccini” usati per le gare su strada, in particolare, in maratona non vanno bene per gare di questo tipo; nel Trail, con tanto dislivello, la  distanza si allunga, d+1.000 m. sono circa 10 k in piano per cui va rivista tutta la gestione energetica della corsa. Il mio consiglio è di portarsi tutto, escluso i gel, soprattutto se non sono ben testati prima. Questo per evitare effetti collaterali importati e indesiderati … anche se, nel bosco, c’è sempre uno spazio per gli imprevisti intestinali 🙈

Per me è stata una  gara di tutta testa; l’ho gestita bene fino al 30-esimo km, poi, purtroppo, sono insorti crampi  addominali che mi hanno obbligata a fermarmi più volte ed è sopraggiunta la stanchezza, anche come conseguenza ma la testa è rimasta li, concentrata sul percorso, non ha staccato, mi ha sostenuto fino in fondo, non mi ha mollato.

Grande aiuto anche dagli amici esperti di ultra Trail, in particolare Paola, amica di Cecina che mi ha guidato fino a metà percorso e poi dal 37-esimo km Cristina, Survival doc, che mi ha dato le dritte per superare il problema avuto coi gel e oltre che incoraggiarmi tantissimo, un vero tesoro ❤️.

Infine, Gianni conosciuto agli allenamenti collettivi del Galimberti che mi ha tirato gli ultimi 3 km. Con lui è scappata anche qualche lacrimuccia e l’ho ringraziato per la compagnia in questo splendido viaggio.

Grande gioia al traguardo

Che aggiungere ? Da oggi oltre ad essere ultra maratoneta sono anche ultra trail.

E ora avanti, aspetto di godermi le foto del percorso ma sopratutto nuove avventure …

Si può leggere questa. Storia anche su “Storie di trail”

http://www.storieditrail.it/index.php/trail/trail-nascosto/94-serena-buti